Genesi del modello
La prima creazione di Fortuny come stilista è stata il Knossos: un ampio velo, o scialle, in satin o garza di seta realizzato mediante l’antica tecnica giapponese del katagami.
La storia della creazione di questo capo affonda le radici nel profondo interesse dell’artista per l’arte greca. È noto, infatti, che nel 1906, di ritorno da un viaggio in Grecia in compagnia di Adèle Henriette Nigrin – la donna che sarebbe poi diventata sua moglie – Fortuny fece allestire un piccolo laboratorio dedicato alla stampa su tessuto negli spazi della sua dimora veneziana presso Palazzo Pesaro degli Orfei. Il suo intento era riprodurre alcuni motivi tratti sia da antichi frammenti tessili di fattura ellenica, sia dalle ceramiche cretesi ascrivibili allo stile naturalistico e di Kamares.

E così, in quello stesso anno, il Knossos avrebbe sancito il suo esordio nel mondo della moda. Il velo deve il proprio nome ai motivi decorativi che lo impreziosiscono: rosette, spirali, fiori di papiro, palmette, greche, trame a zig-zag, a scacchi, eccetera. Tutti elementi mutuati dal repertorio ornamentale dell’arte minoica, riportati alla luce proprio in quegli anni di inizio Novecento dalle campagne di scavo condotte nel sito archeologico del Palazzo di Cnosso.
Con questo velo, l’artista vestì il corpo di ballo dell’Opéra di Parigi in occasione del galà d’inaugurazione del teatro privato della Contessa di Béarn, tenutosi il 29 marzo del 1906. Tuttavia, la presentazione ufficiale del modello non sarebbe avvenuta che nel novembre dell’anno successivo, presso la Hohenzollern-Kunstgewerbehaus di Berlino. In quella circostanza, la ballerina statunitense Ruth St. Denis danzò avvolta nel Knossos, elevandolo a simbolo di una rinnovata libertà finalmente concessa al corpo della donna, come magnificato dal poeta Hugo von Hofmannsthal in un discorso pronunciato nel corso dell’evento.
Nemmeno gli intellettuali dell’epoca rimasero immuni al fascino esercitato da questo capo. Sulla scia di Hofmannsthal, anche Gabriele D’Annunzio descrisse in toni leggendari la mistica del Knossos nel suo romanzo Forse che sì forse che no: «Ella era avvolta in una di quelle lunghissime sciarpe di garza orientale che il tintore alchimista Mariano Fortuny immerge nelle conce misteriose dei suoi vagelli rimosse col pilo di legno ora da un Silfo ora da uno Gnomo e le ritrae tinte di strani sogni e poi vi stampa co’ suoi mille bussetti nuove generazioni di astri, di piante, di animali».
Al di là del loro pregio estetico, i costumi di scena ideati da Fortuny per i grandi balletti del momento si tramutarono in una fonte d’ispirazione per i sarti di quell’epoca. Le vesti esotiche e cangianti pensate per lo spettacolo presentavano anche una spiccata funzionalità, che garantiva un’ampia libertà di movimento. Questa ricerca di comodità era già da diverso tempo rivendicata da una parte della classe intellettuale dell’epoca, che si batteva per una riforma del costume dettata da ragioni morali e igieniche. Dall’Inghilterra tornavano a levarsi le voci di coloro che invocavano la liberazione dalla moda del corsetto – colpevole di deformare il corpo – alle quali si sommarono le istanze di altre categorie sociali, mediche e artistiche.
La leggiadria di questo capo, che rievoca l’imatio greco e per il quale Fortuny disegnò un’etichetta ispirata a un graffito pompeiano, illustra fedelmente l’estrema raffinatezza di cui si ammanta ogni sua creazione, elevandola al di sopra di ciò che si concepisce comunemente come moda. Per Fortuny, ogni creazione è un’opera unica e irripetibile in cui riversare – per citare Silvio Fuso – le proprie ricerche sulla chimica del colore, gli effetti della luce e l’arte decorativa del passato. Elementi, questi, che si riflettono nei molteplici e versatili modelli che l’artista avrebbe realizzato a partire da quel momento. Forte del preziosissimo aiuto della moglie e di un ristretto gruppo di operaie, Fortuny diede avvio a una ricchissima produzione nata nell’intimità dell’atelier di Palazzo Pesaro degli Orfei, gran parte della quale sarebbe stata presentata, insieme ai pregiati tessuti stampati, all’Esposizione delle arti decorative tenutasi a Parigi nel 1911, riscuotendo un enorme successo.
